Il giusto intento – Un racconto zen

Il giovane viaggiatore giunse alla fine del cammino pieno di buoni propositi e fresche energie ma anche con la sfrontatezza e l’inconsapevolezza della sua età.

Dopo un lungo percorso che lo aveva visto attraversare immense pianure e alte montagne, sfidando forti venti e abbondanti nevicate, si trovò infine davanti ad una enorme porta di legno massiccio. Bussò, utilizzando il batacchio di bronzo.

Un monaco aprì la grande porta

Lo accolse, offrendogli acqua e pane caldo. Il ragazzo disse di aver udito del tempio e dei suoi maestri. Voleva essere istruito, era pronto ad affrontare qualunque prova ed ogni sacrificio per imparare le antiche arti e poi tornare al suo villaggio ed essere un grande insegnante. Un maestro di cui tutti si sarebbero ricordati nei secoli a venire. Il monaco non disse nulla. Lo presentò ai suoi fratelli, gli fece visitare il tempio con i suoi grandi saloni e i suoi segreti giardini, e dopo la cena lo accompagnò in quello che sarebbe stato per lungo tempo il suo dormitorio.

Nei mesi successivi apprese dai maestri a meditare

Gli insegnarono la pazienza e la cura, a vedere con gli occhi serrati e ad ascoltare i consigli degli alberi e delle piante. Digiunò per giorni purificando e temprando corpo, anima e spirito. Nella biblioteca sotterranea imparò a leggere e scrivere e conobbe le antiche lingue parlate prima dell’avvento dell’uomo.

Si chiese poi, col tempo che passava inesorabile, quando sarebbe giunto il momento di ripartire

Quando i maestri lo avessero ritenuto finalmente pronto. Ma ogni volta che il ragazzo domandava quando sarebbe stato il giorno in cui avrebbe potuto lasciare il tempio, si sentiva riproporre sempre la stessa domanda: “Quale motivazione ti spinge ad imparare le antiche arti?” E la risposta era sempre quella: “Voglio imparare per poter a mia volta insegnare ed essere il miglior insegnante di tutti i tempi, il più grande maestro!” E così altri mesi passavano. Il tempo scorreva con le stesse domande e le stesse risposte, tra meditazioni, letture, esercizio fisico ed una sempre maggiore irritazione.

Una mattina mentre passeggiava nei boschi esterni al templio il ragazzo udì un lamento provenire poco distante e così andò a controllare.Trovò una cerva che si dimenava con una zampa incastrata tra le rocce, ad ogni movimento la zampa si torceva  e sanguinava ed il ragazzo senza perdere tempo corse in suo aiuto.Tranquillizzò inizialmente l’ animale per poter poi pulirgli la ferita ed infine liberarlo, la cerva si alzò in piedi e zoppicante se ne sparì tra gli alberi.

Il monaco dall’alto di una collina vide tutto

Notò finalmente quella luce negli occhi del ragazzo, quel gesto compiuto senza pretendere nulla in cambio ma che lo aveva finalmente appagato e liberato dal giudizio di voler essere sempre questo o quello, di voler essere a tutti costi il migliore.

E così il giovane riprese il cammino pieno di buoni propositi, fresche energie e nuova consapevolezza.

Andrea Cenni

scrittore

Da diversi anni Andrea segue percorsi di consapevolezza e traspone in racconti la sua esperienza.

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