Un racconto dimenticato – Negli anni prima del nostro tempo

Inventarono il fuoco e i Signori feroci vi si scaldavano nelle notti di luna gelida, in quelle praterie dove selvaggiamente conducevano una esistenza errabonda. Le loro donne scrivevano con stili d’ottone le filastrocche di potere, onde evitare l’incontro con alcuni spiriti ostili; nelle basse tende spesso si officiavano neri rituali, per avere l’acqua e conoscere il passo dei bisonti. Le figure fantastiche delle visioni di fumo avevano realtà e simbolo per i bimbi e per i folli arrovesciati, cioè coloro che conducevano un’esistenza opposta ai normali.

Erano i giorni chiamati dei miraggi e delle dimensioni incrociate

Il Regno era suddiviso fra i re delle venti tribù, che capeggiavano le razze rimaste dopo il disastro del vento. Draghi e Iperborei erano al nord, i Devastatori con le dodici sottospecie a est, i Predoni scarlatti con i Nani pelosi a ovest, e a sud finalmente si estendeva la civiltà Bianca. I Signori feroci invece vagavano da un deserto all’altro, da una foresta all’altra.

Sithrudil viveva nella città di Cristallo, capitale del regno del sud.

Egli era un principe reale e si confondeva con i sogni dei suoi antenati immaginando i troni uniti del mondo. Il grave difetto dei suoi anni era ancora di credere possibile il grande miraggio dei suoi padri, i quali erano tutti inevitabilmente morti nel tentativo di unire i Regni dei quattro punti cardinali, con tutte le loro impossibili razze. Ma quale era l’onore per Sithrudil se non questa illusoria unione, perseguita oramai da secoli dalla sua gente? Per lui non esistevano alternative, la frenesia della conquista gli scorreva nei cromosomi, ereditata da generazioni di sciagurati imperatori che morivano per questo impossibile ideale.
Quale vantaggio poteva esserci e poi quale risultato poteva dare l’unione del mondo? Le razze erano enormemente diverse: dagli atroci Predatori ai miti Nani, dai sognanti Gnomi ai famelici Draghi. Si tenevano anche consigli fra le elette menti del tempo, cercando un possibile tramite di unione fra queste genti, ma alla fine si conveniva sempre che non vi era maniera per accordarsi.

Ma Sithrudil non si dava pace: aspettava solo l’istante in cui sarebbe diventato imperatore del regno bianco del sud per dare inizio alla sua messianica conquista. Due ere passarono, e re Dest, il padre antico, morì lasciandolo giovane ed esperto alla guida di quel fascio d’illusioni.

L’azione così ebbe un inizio meraviglioso

Il giovane sovrano decretò ogni genere di libertà nel suo regno. Quello era il suo stile di conquista. Il fascino della sua legge risuonò naturalmente oltre ogni confine, fin nelle più remote regioni del nord-ovest. Anche i lupi umani considerarono favorevolmente quella iniziativa e si adeguarono con i tempi, iniziando a mangiare solo le erbe carnose. L’estate venne e il caldo ricopriva tutto il regno del sud, e Sithrudil, che lungamente aveva studiato le ragioni geologiche e magiche del suo stato, riuscì, con l’aiuto di alcuni esseri che non furono mai identificati, a donare l’acqua di vita a tutti i suoi sudditi, generando la maggiore libertà di pensiero mai registrata.
Alcuni eroi e normali umili si iscrissero nelle liste delle sue armate per formare l’esercito bianco liberatore, ma Sithrudil li arruolò al solo patto che si tagliassero tutte le unghie lunghe e buttassero il loro cuore alla ricerca degli amori perduti.

L’anno trascorse e molti piccoli regni si erano annessi, cercando così la pace in una libertà mai concepita.

Le genti accorrevano alle sue adunate, cantavano gli inni dei colori e portavano pane e miele in segno di amicizia. L’oro fu bandito e odiato per sempre. I poeti divennero ministri della guerra e dei beni, i cantori giudici e sommi sacerdoti, le favole furono le leggi e i sorrisi non facevano piangere né vergognare nessuno.

L’alba spuntò luminosa sul nuovo regno di Sithudril

Ma egli cercava l’intera unità di tempo e di genti.
Raccolse molte pietre e conchiglie sulla riva del mare turchese, perché aveva saputo che alcune onde rimanevano catturate dalla bellezza delle spirali dei sassi e delle conchiglie, e così voleva trovarle e poi usarle per commuovere i duri materialisti congeniti di tutte le razze del mondo. Riuscì a sprigionare un immenso spruzzo candido, con il quale lavò le scale del tempio sacro delle anime malvagie, compose l’inno felice e promise una pace di dolce luce autunnale. I colori tutti, anche i più nascosti, gli giurarono fedeltà, le scimmie parlavano come filosofi, gli uomini più scettici risero di gioia e dischiusero i denti su della frutta porpora dalla quale succhiarono il nettare per diventare dei.

Ecco, il Regno si stava unendo, ma il suo volere vacillò

Accadde così che i cristalli si frantumarono e le torri si inclinarono. Ma dalla nebbia, che le confuse idee di Sithudril avevano sprigionato, nacque il primo immortale. Il suo nome era già scritto da una eternità, e naturalmente era “Tutto”.

Il racconto “Negli anni prima del nostro tempo” appartiene alla raccolta “I Racconti Dimenticati del Terzo Regno”, di Saverio Calamassi.

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