La saggezza degli alberi – Il ricordo

Mi è capitato di conoscere una volta un uomo che viveva in un bosco e aveva appreso la saggezza degli alberi. Ricordava molte cose e volle insegnarmene alcune.

La saggezza degli alberi parte 2 – Il ricordo

(Leggi qui “La saggezza degli alberi parte 1 – Le trasformazioni”)

Abitava nel bosco, in una radura isolata e accogliente. Era completamente solo, eppure sosteneva di intrattenere ogni giorno lunghe e profonde conversazioni con gli alberi che circondavano la sua casa.

Diceva di aver appreso la propria saggezza da loro, così gli domandai una volta come potessero gli alberi insegnare.

Rispose:

Non può essere insegnato ricordo

Il ricordo è come la memoria ancestrale, come gli archetipi. Non è legato alla mente, alla personalità o alle esperienze fatte nella vita: è retaggio comune, proviene direttamente dalle origini.

È impossibile per un essere umano imitare un albero, e questo schiude una grande possibilità: non potendo emulare il risultato, l’unica via che rimane per apprendene la saggezza è imitarne l’atteggiamento.

La saggezza degli alberi: il ricordo
La saggezza degli alberi: il ricordo

A suo parere ogni essere vivente possedeva sin dalla nascita una saggezza profonda

Un sapere che non derivava dalle esperienze vissute o dagli studi, bensì dal contatto diretto con la propria origine. Mentre gli umani non hanno quasi mai ricordo di questo contatto, sosteneva, gli alberi non lo dimenticano mai.

Diceva:

Non vi sono segreti da scoprire. Tutti sappiamo, ma pochi ricordano

Tutto ciò che fanno gli esseri umani nella vita -le scoperte, le ricerche, le domande- tutto ciò che compiono, non è che una lunga, tortuosa strada per risalire al ricordo dell’origine. E’ un lungo procedimento di auto-legittimazione, che schiude poco a poco delle serrature, abbatte le barriere che separano gli stati di coscienza.

Ogni essere vivente incarna il ricordo in modo differente, in accordo con la propria essenza più profonda. Da questo unico atto di incarnazione, si dipana la nostra esistenza nelle vite, nel tempo, attraverso le forme e le frequenze.

Riteneva che questo lungo percorso fosse in qualche modo legato al Karma. Diceva che nella lingua antica “Karma” significasse “equilibrio”. 

Amava spiegare:

La strada per risvegliare il ricordo passa dall’esperienza

L’esperienza è necessaria per creare memorie in cui tessere la conoscenza senza tempo. Tutto il percorso delle nostre esistenze non è che un armonico, reciproco, bilanciato percorso tra luce e oscurità. Tra ciò che conosciamo e ciò che è ignoto, ciò che esiste nel tempo e ciò che esiste senza tempo. Tra la percezione dell’IO e del NOI.

La saggezza degli alberi: il ricordo
La saggezza degli alberi: la ruota del karma

Un albero incarna in ogni istante il movimento degli opposti. Perciò non è legato alla ruota del Karma: perché non ha nulla da ricordare.

Sosteneva che il Karma fosse un concetto articolato.
Lui chiamava “Karma” il ciclo delle incarnazioni, il legame tra esse, le energie che le nostre azioni muovono e che ricadono, come in un vortice, su di noi e sugli altri. Associava spesso questo concetto alla compassione.

Mi stupivo che una sola parola avesse un così ampio significato, ma lui mi spiegava che esistono elementi su cui tutto il funzionamento della realtà che percepiamo è imperniato.

I loro nomi diceva fossero fissi, univoci, come stelle per i naviganti. Parole di potere che sostenevano l’energia come cardini immobili.

A breve, altri appuntamenti con “La saggezza degli alberi”.

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La saggezza degli alberi parte 1 – Le trasformazioni

Gli alberi non muoiono di vecchiaia. A loro non occorre che il ciclo dell’esistenza sia scandito dalla nascita e dalla morte, poiché non necessitano né di nascere né di morire per potersi trasformare.

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