Un Natale alternativo…

…forse il più autentico degli ultimi anni

Ed eccoci al consueto appuntamento: anche quest’anno sono giunte le feste natalizie. Anche quest’anno è arrivato il Natale

Ogni anno il periodo del Natale porta con sé un carico emotivo non da poco. Sarà il Natale, sarà la fine di un anno, che puntualmente si incominciano a tirare le somme e a fare il bilancio dell’anno trascorso, e ci si riempie di buoni propositi per l’anno che deve arrivare.

E fin qui direi tutto nella norma se non che quest’anno mi son detta “e se per una volta tanto cerco di non pensarci a tutte queste stupidaggini e cerco di viverlo come un normalissimo periodo dell’anno?”. Ma si dai proviamoci!

E allora mi sono concentrata sul lavoro, dato che in questo periodo non manca

Ho cercato di stare concentrata lì dovendo anche pianificare tutta una serie di progetti futuri ma la settimana prima del Natale è stata l’inferno. Se dentro di me avevo solo voglia di rallentare e fare l’essenziale, fuori mi si richiedeva di correre e a fare un mucchio di cose per riallacciare rapporti, comunicazione coi clienti, chiudere questioni burocratiche prima della chiusura delle feste, ecc, ecc.

E allora vai corri, cerchi di incastrare gli impegni e vai, il superfluo lo rimandi per le prossime settimane ma ciò nonostante non è sufficiente. E allora continui a correre come un criceto dentro la sua gabbietta quando invece vorresti solo goderti le sfumature di ciò che ti accade attorno. 

Quando dico questo non significa che non ho voglia di fare nulla, ma semplicemente avere il tempo per godermi quello che sta accadendo: il progettare gli investimenti futuri del lavoro, preparare il pranzo di Natale per la nonna e la badante, la prima uscita a cena sola con mio padre, ecc, ecc.

Ma grazie al cielo la settimana prima del Natale è fatta di 7 giorni come tutte le altre e anche lei ha una fine

Arriva così il venerdì sera, chiudo l’ufficio, salgo in casa a salutare i miei che l’indomani sarebbero partiti per 5 giorni di ferie (le loro prime ferie natalizie in 60 anni, era ora aggiungerei) e poi vado a casa a prepararmi, perché finalmente arriva il momento di godermi una bella cena in un agriturismo insieme ad Alessia. Finalmente ci si ferma, si respira un altro ritmo e ci si gode il proprio tempo.

Bene allora prepariamoci, e già lì parte lo sconforto. Apparentemente la classica scena di una donna davanti all’armadio che non sa cosa mettere, ma il problema non era quello. Mi sono accorta che avevo un sacco di indumenti comprati diversi anni fa e di recente invece poco niente. E fin lì nulla di male anche se per una che lavora nella moda in effetti può sembrare strana la cosa. Ad un certo punto mi sono sentita come se niente di quei vestiti avesse potuto rappresentarmi in quel preciso istante. E va bhe, classico tilt femminile del venerdì sera mi sono detta, in fondo  qualcosa dovrò pure rimediare. Però questa cosa mi aveva lasciata un po’ attonita, come se avessi necessità di qualcosa di diverso, come diversa sta diventando la mia vita piano piano….

Comunque fatto sta che decido cosa mettere, mancano solo le scarpe, quelle che ho pensato sono proprio in cima all’armadio. Mi serve la sedia, ci salgo sopra e…..

SBAAAAAM!

Mi ritrovo per terra, stavolta ho picchiato forte, cavoli, un mal di testa non indifferente, apro gli occhi e… toh del sangue. Ma porca vacca stavolta l’ho combinata grossa. Sangue che continua a gocciolare. Ho quasi il timore di andare in bagno e vedere cos’ho combinato. E nonostante questo, la mia preoccupazione era che non mi sarei goduta nemmeno la cena, quel momento che era per me ed Alessia, un momento di scambio di “chiacchiere” che sarebbe meglio chiamare confidenze intime. Un momento nostro tutto al femminile.

Ok dai vado in bagno. Sopracciglio tagliato, e per quanto ci potessi capire poco era roba da pronto soccorso. Nel frattempo arriva Alessia che non faccio in tempo ad avvisare. Come mi vede capisce che si va diretti in ospedale. Arriviamo e così iniziano 4 ore e mezza di pronto soccorso per farsi dare un pò di colla ed incerottare il sopracciglio.

Cosa altro potrei dire, se non che da quel momento ho iniziato davvero a gustarmi quello che mi stava accadendo

Anche se sembra ironico è stato davvero così. 

Vogliamo partire da come mi sono sentita? Fragile, non vittima, non sfigata, ma fragile, fragile con la possibilità di chiedere aiuto, fragile con la consapevolezza che ho persone attorno delle quali mi posso prendere cura ma altrettante che si possono prendere cura di me. 

Se nei Natali precedenti spesso mi sono sentita sfigata, annoiata e vittima delle situazioni e così via, quest’anno mi sono sentita vera, viva e fragile e contenta di esserlo e di poterlo vedere, e contenta di essere accolta in questa fragilità. 

La prima ovviamente ad avermi accudita è stata Alessia, che ha messo da parte il suo disgusto verso gli ospedali e mi ha fatto parlare, ridere, mi ha accuratamente preparato una cena a base di patatine e arachidi delle macchinette ma soprattutto è stata presente.

Da quel momento il Natale ha preso un’altra piega

Presa sull’onda di questa fragilità mi sono concessa di dar parola e spazio a queste fragilità e gli eventi hanno preso una piega tutta singolare.

A dire il vero il giorno dopo non è che sia accaduto nulla di eclatante come eventi ma direi che sono cambiati in maniera consistente i rapporti con le persone. Ad esempio un uomo che si è scusato apertamente al telefono per un suo “comportamento mancato” dopo avergli chiaramente espresso tutta una serie di miei disappunti, paure e fragilità, la sera durante l’apericena da amici un amico che nonostante il mio occhio nero stile panda mi ha detto “Fabi stai proprio bene stasera ti vedo davvero in forma”, io che durante la serata non sono rimasta per cortesia ma quando ho sentito che era ora di andare via ho semplicemente salutato e me ne sono andata, e poi per non parlare del giro pomeridiano al centro commerciale dove la tristezza e la lacrima facile si alternavano a momenti di pacata leggerezza.

E allora io il giorno dopo l’incidente me lo sono proprio gustata, tant’è che le sorprese non erano ancora finite.

La domenica mi squilla il telefono: il mio ex

Cavolo vuole questo?!?!
Rispondo o non rispondo?

Vabbè cedo e rispondo. E con la naturalezza più grande di questo mondo, dopo mesi e mesi di silenzio mi saluta mi chiede come sto e poi mi invita x una cena. 

Sono perplessa. Perché mai io e lui dovremmo uscire a cena? Per dirci cosa? E come mai io non riesco a dirgli un no secco? Ok vada per la mezza via: si esce per un aperitivo e poi io proseguo la mia serata in un impegno già preso con amici. Lui accetta.

Ci si vede direttamente in loco, e così mi racconta delle sue ultime peripezie lavorative e questioni varie, ma quello che era chiaro e che in realtà voleva sondare il terreno sulla mia vita privata. Gli faccio chiaramente capire che con lui è chiusa ma non so il perché finiamo a parlare di relazioni, della nostra e quelle antecedenti e del perché non hanno funzionato. Lui inizia a dirmi per l’ennesima volta che è esigente, e poi mi elenca tutte le caratteristiche che una donna deve avere e prova pure a fare il marpione dicendo che con me non era funzionata solo per la mia vita complicata.

Cosa? Ma quale vita complicata? L’unica cosa complicata che ho è il tempo. E’ vero ne ho poco (come lui del resto), e ho deciso di intraprendere una professione in proprio e sono all’inizio pertanto il 90% delle mie energie al momento vanno li. E allora? Mentre stavamo insieme però io il tempo per noi lo trovavo a differenza tua…

E allora finalmente mi sono accorta che come lui avesse tutta una serie di “pretese” su come dovesse essere la compagna perfetta, e anche augurandogli che la trovi resto perplessa sulla sua capacità di tenersela stretta (ma questo è un problema suo), io dovevo essere aderente a quella che ho deciso di essere. Pertanto se un uomo non è in grado di accettare questa mia scelta di vita e di essere, non è adatto a stare con me, al di là delle qualità o meno che possa avere.

E ho capito che fare scelte di un certo tipo nella propria vita non rende migliori e o peggiori, ma certamente comporta delle condizioni ben precise da rispettare

E allora quella sera, nonostante il suo invito a rifarmi sentire, ho deciso di rispettare le mie scelte e proseguire per la mia strada. A dire il vero nei suoi confronti lo avevo già deciso, ma in quel momento mi è stato chiaro che nemmeno i dubbi fossero ammessi.

E allora avanti tutta!

E poi oggi Natale. Un Natale di quelli alternativi: io, la nonna, la badante e la sorella della badante (due signore gemelle polacche). E se in passato lo avrei visto come un Natale triste, io oggi mi sono divertita tra italiano, dialetto e polacco, e anziché dei soliti discorsi di politica e di un’Italia che non va, si è parlato di suocere, sigarette e pellegrinaggi a Medugorje. 

Già in fondo in questo periodo si parla tanto di rinascita.

Se sono rinata non lo so, al momento le certezze che ho sono un occhio nero, l’ essermi sentita più vera e autentica al di là del dove e come, e la possibilità di mostrarmi fragile con le persone care e di riuscirci anche ridere sopra, e per me non poteva essere un Natale migliore.

Auguri di buone feste a tutti voi!

Fabiana Pasini

Modellista di abbigliamento

Quante volte leggendo una storia o vedendo la scena di un film o ascoltando il racconto di qualcuno ci siamo sentiti partecipi al punto di dire “ehi ma è capitato anche a me” oppure “è quello che ho pensato pure io” e allora ci si trova confortati nel pensare “caspita quindi non sono l’unico/a sfigato\a, sono normale, succede anche agli altri e non solo a me.

Voglio parlare delle tematiche della vita reale… con leggerezza e ironia!

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