La pipa che chiama gli spiriti

Non capita tutti i giorni di assistere a un rituale sciamanico.
Un rituale con la pipa, i canti… insomma, un tuffo nello spirito in piena regola!

In una domenica mattina di questo autunno piovoso, mi ritrovo in una stanza con una quarantina di persone. Non in una tenda o in una caverna, proprio in una occidentalissima stanza… Muri di pietra e mattoni e belle finestre ampie, da cui si vedono le colline toscane e il bosco che le abita.

Sto per assistere ad un rituale sciamanico. Ancora non mi capacito bene della cosa. Non sono nuova all’ambiente misterioso che si respira qui, eppure quando mi è dato di assistere ad un rituale come questo mi emoziono sempre.
Siamo seduti in cerchio, ai bordi della sala. Siamo in silenzio. Tanti sono curiosi, alcuni perplessi. Ci conosciamo tutti, eppure in queste circostanze insolite è un po’ come incontrarsi per la prima volta. O forse come ritrovarsi dopo tanto tempo.
Al centro del cerchio, in un cerchio più piccolo, stanno una decina di persone: sono loro che svolgeranno il rituale vero e proprio, che consiste nel fumare la pipa degli sciamani.

Dice la donna sciamano che guida il rituale:

Fumare la pipa è come meditare, è come pregare. È come mettersi in collegamento con lo spirito e con noi stessi.

La pipa dello sciamano

La pipa

La protagonista del rituale è la pipa dello sciamano.
La fumano coloro che siedono nel cerchio più interno, in un movimento volto a richiamare la frequenza e la struttura della compassione.

Al termine del rituale, ho chiesto alla sciamana: perché la pipa? A cosa serve fumarla? Mi ha risposto:

“La pipa è il ponte per lo spirito.
È come pregare, meditare, ascoltarti o ascoltare le informazioni che arrivano… è sempre la stessa cosa, ma in parole diverse. Il ponte si attiva per tutti coloro che sono insieme nella cerimonia. Per questo è indispensabile approcciarsi con umiltà, sobrietà ed impeccabilità”.

La pipa dello sciamano è composta da un fornello, generalmente di sasso abbastanza morbido da essere lavorato e scolpito, che rappresenta la terra. Il tabacco che si inserisce nel fornello nasce sulla terra, è un prodotto della terra, e rappresenta la vita sulla terra che si trasforma col fuoco. Nell’atto di fumarlo diviene collegamento dalla terra allo spirito attraverso il cannello. Il cannello è di legno di frassino o di nocciolo, rappresenta la strada. Accendere il tabacco nel fornello è come accendere il fuoco della terra. Il fumo che ne esce ha la sostanza dell’aria e dello spirito. Aspirandolo attraverso il cannello, è come fargli percorrere la via verso di te e tu diventi strumento dello spirito.

Una vera pipa deve essere “attivata”. Attivare una pipa è un atto di consapevolezza. Con l’intento di onorarla, la si seppellisce (solo il fornello) nella terra per una notte. All’indomani si lava con acqua, si lascia asciugare all’aria e il contatto col fuoco avviene poi con il fumarla.

La pipa dello sciamano

Il rituale

Il rituale ha inizio.
Il cerchio interno fuma in silenzio, con gesti lenti e solenni. Con la mano la sciamana direziona il fumo prima verso l’alto, poi verso il basso, poi lo diffonde a destra e sinistra. E’ un gesto volto a per dare onore agli spiriti delle quattro direzioni, agli spiriti dei quattro elementi, ai quattro maestri. E’ un simbolo per chiedere di divenire ponte per l’ispirazione e l’informazione, entrambe elementi necessari per attivare la struttura della compassione.

All’inizio il rituale sembra avere qualche difficoltà ad avviarsi: la pipa non vuole saperne di accendersi per bene, è difficile per tutti, anche per noi che assistiamo, rimanere concentrati e liberarci dai pensieri.
Le volute lente si alzano e volteggiano verso il soffitto, pian piano riempiono l’aria della stanza e la rendono palpabile. L’aroma è forte, ma non sgradevole. Passano i minuti.

La pipa dello sciamano

Poi le persone del cerchio interno iniziano a cantare. Non c’è un testo, non c’è una musicalità predefinita: sentiamo le loro voci vibrare, sovrapporsi, scambiarsi. E’ un’armonia semplicissima e sacra, completa. Un canto che pare venire dalla Terra stessa, dal nostro passato ancestrale, ma anche dal mondo senza tempo che intravediamo, come tanti miraggi, nel fumo della pipa.

“Usciva un suono dalle nostre gole.
Era un suono trasformativo, la pipa trasformava in volute di fumo tutte le forme pensiero. Ed ecco che il fumo è cambiato: la pipa ha cominciato a fumare un fumo leggero, fluente, morbido, continuo. Anche il nostro suono si è trasformato e un canto di compassione è uscito dalle nostre gole”.

Il rituale si conclude con un gesto di ringraziamento, alzando la pipa verso il cielo prima di appoggiarla nuovamente a terra. Le persone si alzano lentamente, si aprono le finestre per far uscire il fumo. Rimane lo stupore, mai eguale da una volta all’altra, di aver vissuto un contatto inesplicabile con il mondo dello spirito.


Maria Luisa Deflorian

Sciamana alla guida del rituale descritto

Da più di vent’anni alla continua a ricerca di sé, Maria Luisa scava nella propria interiorità per un contatto sempre più diretto con lo spirito.


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