L’ispirazione non c’entra niente con lo scrivere!

Ma come hai imparato a scrivere romanzi?
Andando a correre! 

Un giorno un’amica mi chiese: “Ma come hai imparato a scrivere?” Non andai a rovistare in chissà quali cassetti della mente per trovare la risposta più esaustiva e magari intellettuale, tipo: “Leggendo Tolstoj, Màrquez e Pirandello”. Piuttosto mi resi conto in quel momento che qualcosa di incredibile era sempre stata dentro di me, ma non ci avevo mai fatto caso. Risposi: “Studiando la batteria, suonando le percussioni, cantando, appassionandomi di musica in genere… e soprattutto correndo”.

Vidi i suoi occhi in un attimo oltrepassare i confini delle orbite e un pensiero tangibile stamparsi a caratteri cubitali lungo la sua fronte:

T U   S E I   P A Z Z A

No, non sono pazza, ho solo bisogno di quelle come te, che hanno la capacità di farmi la domanda giusta al momento giusto. Tutto quì. In fondo vuol dire che anche tu senti il ritmo anche se non te ne rendi conto.

Ma iniziamo dalla retorica, che fa meno male. 
Si dice:

Il ritmo o ce l’hai o non ce l’hai: con il ritmo nel sangue si nasce.

E’ vero. Ho un ricordo di quando ero bambina. Avevo circa sette anni. I miei genitori erano stati invitati a cena a casa di amici: una noiosa serata fra adulti. Mi misi a fissare alquanto curiosa e affascinata un vecchio tamburo, uno Djembe, che taciturno, ma evidentemente voglioso di battiti, se ne stava lì accanto al divano rosso. Era la prima volta che ne vedevo uno. Ad un certo punto il richiamo fu così forte che mi alzai da tavola e senza chiedere il permesso a nessuno, mi diressi verso lo strumento africano, iniziando a suonarlo con una tale sicurezza e una tale e inspiegabile capacità, che il frastuono delle chiacchiere attorno al tavolo divenne, in un attimo, un incredulo e, oserei dire, imbarazzato silenzio. Inutile dire che il giorno dopo me ne feci subito comprare uno simile dai miei genitori.

Probabilmente, ancora oggi i vecchi vicini di casa lo ricordano bene.

Quindi: il ritmo o ce l’hai o non ce l’hai: con il ritmo nel sangue si nasce.
Ok. Ma sarebbe troppo comodo se fosse davvero SOLO così. Vero lo è. Ma solo in parte. Ed è proprio dell’altra parte che oggi vorrei parlare.

“Ritmo” – Roberta Susy Rambotti, cromatismo su tela


Quando iniziai a scrivere libri, avevo tanto ritmo dentro

Ma contemporaneamente avevo anche tanta pigrizia e tanta rabbia.
Tre elementi decisamente inconciliabili fra loro… soprattutto per uno scrittore! Ma la vita è clemente e fortunatamente la persona giusta comparve nel momento giusto.

Da tutto il paese era conosciuto come il Vecchio Brullo. Nessuno sapeva da dove venisse in realtà quell’astruso nomignolo e i più disconoscevano il nome suo vero. Io credo che fosse per il fatto che quando parlava sembrava non provasse mai sentimenti, infatti qualcuno lo chiamava anche “l’uomo dal cuore brullo“. Divenne in breve tempo il mio amico-maestro. Una sorta di personal- trainer dello spirito.

La prima cosa che mi insegnò fu:

Il ritmo da solo non basta

Solo con il ritmo non si va da nessuna parte! Il ritmo da solo è come un fiume in piena che distrugge tutto ciò che incontra. E’ l’argine a fare la differenza per il fiume. E per il ritmo naturalmente. Il ritmo va coltivato giorno dopo giorno con volontà, impegno, costanza e sacrificio.

Nell’arte e negli artisti in genere, il problema più grande è aspettare l’ispirazione.

L’ispirazione di per sè non esiste in realtà. 
L’ispirazione è un alibi per rimandare a domani quello che devi fare oggi. Aspettando l’ispirazione si muore lentamente. Tutto parte sempre da un atto di volontà.

Bene, e ora lasciamo pure da parte la retorica

Ci immergiamo in un terreno che fa un po’ più male. Come le grandi e improvvise verità. Il Vecchio Brullo mi disse che per scrivere i miei libri avrei dovuto fare solo una cosa: “Imparare il ritmo della volontà, cavalcando quello della rabbia”. No, non era un rebus, né una metafora. Era la cosa più pratica e pragmatica che mi avesse potuto dire. L’esercizio che mi proponeva non era basato sulla scrittura o sulla filosofia, o sull’utilizzo della grammatica, ma (ahimè!) sulla corsa!

Che cosa??? Imparare a scrivere attraverso la corsa??
Certamente si,  mi rispose con un impietoso garbo, tipico del suo carattere.

Tre erano le volte alla settimana che avrei dovuto dedicare a questo esercizio fisico. Non una di più, non una di meno. Sarei dovuta stare molto attenta a tutte le fasi della corsa, alla modulazione del respiro e decidere autonomamente quando era il momento di accelerare e quando quello di rallentare. Inoltre avrei dovuto coltivare la capacità di fissare costantemente un punto preciso davanti a me per tutto il periodo della corsa, senza distogliere mai lo sguardo per nessuna ragione al mondo e attivare la capacità di ascoltare ogni singola parte del corpo, dai capelli alle dita dei piedi.

Dopo qualche tempo passato così a “stretto regime” mi disse che era arrivato il momento di trovare ogni volta “il suono della mia corsa”. Poteva essere un vero e proprio canto, o piccoli suoni gutturali. L’importante era trovare il suono adeguato al ritmo della corsa, che naturalmente ogni volta era diverso.

Da lì in avanti iniziai ad alternare al giorno della corsa, uno dedicato alla scrittura e così cominciai a notare come l’effetto della costanza con cui mi dedicavo all’esercizio fisico si riversasse inevitabilmente sull’abilità e la chiarezza dello scrivere. Sul come e cosa scrivere.

Per dieci lunghi anni ho mantenuto inalterato il mio impegno settimanale con la corsa. Solo così ho davvero potuto comprendere nel profondo quello che mi disse un giorno l’uomo da cuore brullo, oltre che naturalmente dare vita ai miei due romanzi “I Giardini di Sicilia” e “La casa delle Girandole”.

Mi disse una volta:

La rabbia e la volontà hanno lo stesso vestito. Per conoscere l’una bisogna entrare nel cuore dell’altra. Esattamente come per il coraggio e la paura.

Chi non ha paura non può permettersi di entrare nel ventre della Madre Terra, dove risiede il mistero stesso della vita. La paura è una cosa sacra. Per me è come una sorella. Allo stesso modo è la rabbia. Se non entrerai nel cuore della rabbia non potrai conoscere il punto della tua volontà.

Questo punto potrai sentirlo dentro i muscoli delle tue gambe nell’atto della corsa. Quando lo avrai ben sentito esso inizierà a parlarti e a guidarti. Saranno le stesse tue gambe a farti trovare le soluzioni nascoste dentro la tua rabbia. Perciò come prima cosa dovrai rafforzare le tue gambe.

I libri dovrai scriverli con i muscoli delle tue gambe!

Innumerevoli furono i momenti passati con lui che mi rimasero nel cuore, soprattutto un viaggio che facemmo insieme in Sicilia. In quell’occasione mi fece studiare più da vicino i vari ritmi che ci circondavano. Dovevo prima ascoltarli bene e poi riprodurli con canti e piccoli strumenti musicali che ci portavamo dietro nel nostro girovagare sull’isola. Si trattava del ritmo degli abitanti, il ritmo degli alberi, il ritmo del mare, quello delle pietre o degli agrumi. Con la stessa attitudine avrei poi dovuto dar vita ai personaggi dei miei libri.

I personaggi delle storie, in fondo, non sono altro che suoni. Sono suoni che devi tradurre per il lettore. Le trame sono suoni. I particolari sono suoni. I paesaggi sono suoni. Tutto parte da un suono. Forse l’Universo stesso è iniziato da un suono. Quindi per scrivere devi solo attivare la capacità di sentire i suoni.

Il resto vien da sé.

Foto di Daniela Piancatelli

Un giorno all’isola di Vulcano, una delle Isole Eolie, ero intenta ad osservare quel lembo di terra sotto il sole rovente di Luglio. Ero rapita dalla suggestione e dalla forza che quel paesaggio era capace di trasmettere. L’amica con cui mi trovavo là, Daniela, mi fece una fotografia di nascosto, a mia insaputa. Ancora oggi, a distanza di tanti anni, quando la guardo penso a lui, al Vecchio Brullo.

A quanto in quell’immagine ci sia descritto il ritmo del nostro appartenerci. 

Alessia Intilisano

Scrittrice

Da oltre 15 anni dedita ad un percorso di ricerca interiore, Alessia è autrice di due romanzi e numerosi libri di stampo didattico.

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