Il terremoto in Romagna: si scuotono i pieni e i vuoti della Terra

Il terremoto in Romagna (e tutti gli altri terremoti grandi e piccoli della storia) hanno sempre un riflesso all’interno di noi. Sono forieri di cambiamento e dolore… ma forse non solo.

Un racconto diverso del sisma di domenica 18 Novembre 2018.

Alla fine della giornata ero molto stanca e la stanchezza mi condusse verso una porta, al di là della quale vidi un foglio su di un tavolo. Il tavolo ero uno di quelli antichi, marroni laccati con le zampe abbellite da altorilievi, e sul foglio c’era scritto: CAMBIAMENTO. Non capii che ci facevo li.

Aprii gli occhi, era un sogno…

Avevo il battito accelerato, e sotto la pelle qualcosa che si muoveva, che mi scuoteva. Sembrava una frenesia insolita. Non capii. Poi sotto di me tra le mie vesti sentii un grande vibrare. Era un terremoto. Una scossa che riempì tutto il mio corpo di un qualcosa, che non seppi subito cosa fosse. Mi ritrovai allora di fronte ad una vecchia scatola, ne tirai fuori dei vecchi quaderni, c’erano tante cose annotate, ed anche tanti disegni. Ogni quaderno era iniziato per metà, o forse finito per metà, e poi c’erano sbalzi di tempo e di azione, tra un quaderno ed un altro, tra una pagine e l’altra dello stesso quaderno.

Ricordai che lo sbalzo d’azione è l’assenza di disciplina e lo sbalzo nel tempo è la presenza dello Spirito.

Stetti così, per un po’ con stretto questo pensiero tra le braccia. Lo strinsi più forte che potevo. Mi venne voglia di fare l’amore. E così uscii. Non era difficile rimediare un corpo caldo, certe volte pareva pure più facile di un bar che in questo cazzo di paese facesse un caffè decente. Feci l’amore con tutto l’impeto che potei ma il brivido e la frenesia sotto la pelle non si placarono. Dovevo sapere cosa fosse. Dargli un nome forse l’avrebbe placato. Come quando chiami i tuoi genitori per nome e diventano ciò che realmente sono. Solo un uomo, solo una donna. Ed ogni colpa ed ogni grazia muoiono lì in quell’istante.

Ti chiamo per nome allora, e tu muori qui, in questo instante.
“DOLORE”

Se è giusto si placherà. Lo ripeto. DOLORE. È il Dolore di tutte le delusioni, di tutte gli errori, di tutti gli impeti. Di tutti i ti voglio bene vigliacchi e senza onore che mi sono stati detti o scritti. Di tutti i vigliacchi senza onore che ho incontrato. Lo ripeto DOLORE. La frenesia aumenta. È un terremoto dentro, sotto i piedi, nelle spalle, nella spina dorsale. È un terremoto nelle viscere della terra. Fa scuotere i quadri appesi nelle Gallerie d’Arte, gli alberi nelle strade, e i crocefissi nelle chiese. Io sono il terremoto ed il terremoto è me.

Forse morirò adesso qui.
Chiamalo col suo nome ed almeno morirai felice.

CAMBIAMENTO

Lo urlo con tutto il fiato che posso. Lo urlo al cielo con i suoi uccelli, ed alla terra con le sue talpe, lo urlo all’indietro ed anche in avanti. Lo urlo così silenziosamente che anche i sordi dovranno sentire.

Tutto si placa. Rimane solo la memoria. Mi sveglio di nuovo. Mi alzo prendo una vecchia scatola, ne tiro fuori dei vecchi quaderni, ci sono tante cose annotate, ed anche tanti disegni. Ogni quaderno è per metà e ci sono sbalzi di tempo e d’azione. Prendo la penna, e mi metto a scrivere l’atra metà.
Mi sveglio di nuovo. Accendo la tv c’è stato un terremoto in Romagna. Arrivavo proprio da li quest’oggi.

Nella Terra ci sono i pieni e ci sono i vuoti.
Certe volte i vuoti e i pieni della Terra corrispondono anche ai nostri vuoti ed ai nostri pieni. Non sempre è così. Quando non lo è non ci resta altro da fare che adattarsi al ritmo, ed avere la pazienza del contadino che aspetta che il seme germogli.

Altre volte invece c’è corrispondenza, e queste volte è un incanto, un vero incanto. Puoi ballare con tutti gli spiriti della Terra e diventare ciò che sei: ora muschio, ora folletto, ora solo un fil d’erba.

Tutto si placa. Rimane solo la memoria.

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