Un racconto dimenticato – Il buco nero

Accadde qualcosa.

Per strane concomitanze fra le dimensioni dell’universo, quell’appartamento coincideva perfettamente con le aperture di due mondi paralleli: quello della terra degli uomini e quello dei loro opposti, i cosiddetti extra-terrestri.

E così, accadde qualcosa.


Dovete sapere che -più spesso di quel che si crede- si verificano degli scambi tra questi due stati di esistenza: quello degli uomini e quello degli “alieni”. Il più delle volte sono scambi fortuiti, a causa dei quali talvolta possiamo vedere quelli che chiamiamo “ufo”, oppure può accadere ad alcuni esseri umani di scomparire nell’altro mondo, come per esempio nel triangolo delle Bermude.

Quella casa si trovava appunto uno di questi “buchi neri dimensionali”. Talvolta la porta si apriva, facilitando gli scambi, fossero essi volontari o involontari. In un afoso pomeriggio di mezza estate, il giovanotto che da poco si era trasferito in quella strana casa si concedeva una freschissima doccia. Fu allora che avvenne il primo, sconcertante, episodio. Si stava lavando con un pezzo di sapone, che gli cadde di mano nella vasca; egli si chinò per raccoglierlo ma non c’era più. Meravigliato si guardò attorno, scostò la tenda della doccia cercando. Era davvero perplesso e incredulo, si dava alcune spiegazioni ma nessuna reggeva al ragionamento. Cercò ancora a lungo quel pezzo di sapone, poi si rassegnò e cambiò pensiero, per non ammettere le strane idee che gli si stavano formando in mente.

Ma la porta nera si era spalancata ormai

Fotografia di Rita Marcianò

Andò a cercare qualcosa di dissetante nel frigorifero, ma aprendolo trovò una caverna di stalattiti. In preda all’agitazione si distese sul divano, aspettandosi di sognare. Ma quel sogno era la fantastica realtà dei mondi concatenati e con il divano si trovò così in un deserto di sale, dove un sole viola proiettava i suoi raggi sfalsando la luce come in una lanterna magica. Si arrese allora a quella evidenza. Si alzò dal sofà e camminò per la landa deserta, fino a una caverna dentro la quale, in un’insenatura della roccia, ritrovò la porta del suo frigorifero. L’aprì e fu ancora nel suo appartamento.

Questo gioco lo interessava molto.
Si informò nelle biblioteche, leggendo libri polverosi, e trovò molte esperienze analoghe alle sue. Descrizioni meticolose del parallelismo fra i mondi, degli altri abitanti e delle strane cose che si possono osservare. Negli specchi, lesse, spesso si trovano porte e passaggi. Ma non solo, anche in certi luoghi della Terra ne esistono diverse, prima fra tutti la fantastica città di Venezia.

Illustrazione di Maristella Giuriola

Vi si recò subito. Girando per i vicoli annusava l’aria come un cane da preda. Aveva infatti imparato in un certo qual modo a “sentire” gli “spazi neri” e frequentemente li cercava.
Arrivò all’isola della Giudecca ed suo fiuto lo fece entrare in una bottega di chincaglierie. Subito seppe che quella era una porta. La signora del negozio non gli domandò nulla, perché già dai suoi occhi capì chi era e che cosa cercava. Coloro che hanno provato questa esperienza hanno tracce indelebili negli occhi e facilmente si riconoscono fra loro.
Così quel giovane divenne presto uno dei conoscitori di “buchi neri”. Se ne fece una scienza e fu eletto guardiano-signore.

Si dice che anche oggi abiti ancora in quel suo appartamento.
Ha smesso di uscire dalla porta normale di casa: preferisce passeggiare nell’altra dimensione, i suoi amici sono ora quelli là. Si è sposato, dicono, con una donna degli altri. Alcuni raccontano che abbia perso anche un po’ di cervello: troppe visite fra i due mondi porterebbero infatti alla smobilitazione delle realtà della mente.

Illustrazione di Maristella Giuriola

E tutto questo, forse, rende felici


Il racconto “Il buco nero” appartiene alla raccolta “I Racconti Dimenticati del Terzo Regno”, di Saverio Calamassi.

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