I passaggi stretti della felicità

La felicità. 
Non esiste meta più ambita per l’essere umano. 

Tutto ruota intorno alla ricerca della felicità. Fateci caso. Interrogatevi. Gli studi che scegliamo di fare.  Gli amici da cui decidiamo di essere circondati. Lo sport a noi più affine, i nostri hobby, i viaggi, gli amori, il lavoro della nostra vita, la scelta della casa, le vacanze. Vogliamo poi parlare dei tanto attesi weekend? Che pare debbano salvarci dalla morsa dell’esistenza! Ma dov’è esattamente la morsa? E di quale esistenza stiamo parlando?  

Dalle piccole decisioni e azioni (o non azioni) della vita quotidiana, alle grandi scelte (o non scelte) di vita… alla base di tutto c’è sempre lei.

Fateci caso. Interrogatevi.
La frenetica voglia di felicità.

La ricerca di quel senso di benessere che possa farci sentire vivi, partecipi, in armonia con noi stessi e con tutto ciò che ci circonda. Un bisogno talvolta maniacale e un po perverso. Sì, perverso perché ci fa fare pericolosi balzi dentro ai nostri rocamboleschi pensieri. Ci obbliga al paragone, ci conduce nelle strade dell’invidia. 

Fateci caso, interrogatevi.
Se qualcuno accanto a noi è felice, o fa finta di esserlo, subito scatta in noi un senso di frustrazione e mancanza. Di riscatto. Noi ne vogliamo di più. E allora forza, su le maniche … e dritti verso una bella scorpacciata di felicità … a costo di perdere tutto!

Ah questa benedetta felicità! Se si potesse comprare al chilo al supermercato! 

A volte però sembra una corsa senza fine.

Fateci caso. Interrogatevi.
Più la inseguiamo e più lei pare spostarsi sempre un po più in la. Un po più avanti. Quasi a volerci ingannare … questa burlona di felicità! Quasi a volerci dire di … 

…di cercarla altrove!

E dove?
Nei particolari.

Da quando ero poco più che una bambina mi sono letteralmente appassionata ai particolari che si nascondono nelle giornate. Quelli per lo più invisibili, quelli a cui nessuno fa caso. Certo anche io dovevo diventare un poco invisibile per scorgerli bene. E così mi sono esercitata per una vita a cercarli. Finché ho iniziato ad esserne così tanto nutrita, che ho sentito il bisogno di condividerli con il resto del mondo attraverso i miei libri.

I miei libri sono come puzzle, colmi dei tanti pezzettini che tutti abbiamo dentro. Indistintamente. Alcuni di questi pezzettini sono belli e lucenti, altri sono un poco meno belli e un poco più oscuri.  Ma altrettanto necessari per il completamento del puzzle. 
Perché questo puzzle va assemblato, per capirci quantomeno qualcosina di questa esistenza… e forse anche per dare un vero nome a questa spasmodica ricerca di felicità.

Si perché forse non va cercata negli eventi eclatanti della vita.

 

Certamente, ben vengano anche quelli… il giorno della laurea… il giorno del “Sì, ti amerò per tutta la vita e ti sarò fedele sempre finchè morte non ci separi”… le gratificazioni lavorative… il giorno della nascita del nostro primo figlio… l’arrivo di un animale… 
Tutte cose certamente importanti… ma non sarebbe riduttivo? Vorrebbe dire contare sulle dita di una mano i momenti di felicità. 

E il resto della vita? 

E se invece fossero dei veri e propri passaggi stretti quelli in cui percepire questo senso di benessere?

I passaggi stretti della felicita’ sono piccole frazioni di tempo memorabile, pieni di tiepida accoglienza per noi stessi, per quello che siamo.

Semplici profumi, colori confortanti, silenzio amichevole, passi familiari e conosciuti, la propria casa o il proprio giardino. Lì avvengono questi passaggi, che rendono importante e sacra un’intera giornata, altrimenti vaga e incerta.

Non sono gli accadimenti esterni in realtà a permetterci di sentire la felicità. Essi esistono per farci riconoscere questi momenti di pace, così stretti che per coglierli occorre essere poco visibili e poco importanti, senza emozioni e passioni. Freschi e tiepidi al contempo, con l’anima desta, pronta a recepire il passaggio… e quindi il pezzetto di felicita.

Tratto da “Gli Insegnamenti della Tradizione del Drago Trasparente” di Alessia Intilisano 
Fateci caso. Interrogatevi.
Più la inseguiamo e più lei pare spostarsi sempre un po più in la. Un po più avanti. Quasi a volerci ingannare … questa burlona di felicità! Quasi a volerci dire di …

…di cercarla altrove!

E dove?
Nei particolari.

Improvvisamente, con uno scatto, diressi lo sguardo verso un punto preciso della siepe che c’era sul lato opposto del fiume ed ebbi la netta sensazione che là dietro vi fosse qualcosa o qualcuno che stava guardandomi.

Riuscii a intravedere delle corna sbucare dalla parte superiore del grande cespuglio. Maestose, elegantissime. Trattenni il fiato e poi lo vidi per intero perché si fece avanti verso la mia direzione. Era la prima volta che vedevo un cervo. Mi mancò il fiato, sbarrai gli occhi e rimasi con la bocca aperta per non so quanto tempo. 
«Fece dei movimenti molto leggeri e raffinati, muovendo impercettibilmente la testa. Io sentii improvvisamente uno stato di felicità inspiegabile. Mai conosciuto fino a quel momento. Ancora più grande di quelli che avevo sentito scartando dei regali oppure quando riuscivo a infilare la palla nella rete avversaria durante le partite di pallone con i miei amici.

Quello del cervo era un potere che non era ostentato, non era dichiarato come quello dei leoni, ma era un potere delicatissimo che mi entrava dentro attraverso piccole scosse costanti che percepivo dentro il mio stomaco. Una forza immensa, dolcissima, distribuita equamente nel suo corpo elegante, femminile ma virile. Magico e seduttivo. Carnale e sottile. I suoi movimenti li ricordai in diverse occasioni negli anni futuri, perché capii che somigliavano a codici comportamentali. 
Poi quel cervo si avvicinò verso il fiume per bere, io ero rapito, avrei voluto nuotare fino all’altra sponda per poterlo toccare. Ma quando finì di dissetarsi tornò dietro la siepe e scomparve dalla mia vista.

Ma nella mia vista interiore rimase per sempre da quel momento in avanti.

«Che fortuna hai avuto a vedere un cervo da così vicino. Certo è una cosa rara, non capita tutti i giorni» disse Ernesto incuriosito da quel racconto.
«No, però tutti i giorni si può vedere la bellezza se lo si vuole. E’ nascosta, come il cervo dietro la siepe, ma poi se lasci correre la vista, accade.»

Tratto dal romanzo “La casa delle Girandole” di Alessia Intilisano Alessia Intilisano

Scrittrice

Da oltre 15 anni dedita ad un percorso di ricerca interiore, Alessia è autrice di due romanzi e numerosi libri di stampo didattico.

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